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Frauenmuseum | Museo delle donne

Inizialmente odiavo la mia protesi, oggi è la mia migliore amica

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Andra Bianca Radulescu è una delle muse dell´agenzia l´Imperfetta, la prima agenzia di moda inclusiva in Italia che mira ad abbattere i pregiudizi e a superare i modelli di bellezza imposti dai media e dalla moda. Propone „muse imperfette“ che sanno trasformare le loro debolezze in veri e propri punti di forza. Sono donne che hanno qualcosa da dire, donne con passioni, donne autentiche, talentuose, aperte, intelligenti, testarde, donne con tatuaggi, piercing, curve, cellulite, smagliature, vitiligine, protesi, disabilità, teste rasate o volti insoliti. Non donne imperfette, non donne con difetti: ma donne che vogliono trasmettere messaggi positivi affinché le donne imparino a piacersi di nuovo, così come sono.

Venite a vedere alcune delle immagini fatte alle muse di I´mperfetta esposte nella nostra vetrina dedicate agli ospiti. Se poi qualcun* volesse unirsi alla comunità di muse imperfette e ispirare anche altre donne e ragazze a sentirsi belle nella propria pelle, basta scrivere a imperfettaproject@gmail.com.

Andra Bianca Radulescu tua è una storia di grandi sfide e vittorie personali. Dapprima quando dalla Romania ti sei trasferita in Italia, dopo dovendo affrontare le conseguenze di un incidente in motorino in cui hai perso una gamba. Come sei riuscita a superare queste difficoltà nella vita? Come ti hanno cambiata queste esperienze?

Sinceramente a volte anch’io mi guardo indietro e mi chiedo come abbia fatto. Ho capito, con consapevolezza e lavoro su me stessa, che ognuna/o di noi ha una forza interiore che non sa di avere finché l´essere forte diventa l’unica ancora di salvezza, il galleggiante al quale aggrapparsi per non affondare. Nel mio caso è stato essenziale il sostegno delle persone a me vicine, la mia famiglia, i miei amici, le attività che svolgevo, ed all’epoca gli insegnanti che hanno fatto del loro meglio per aiutarmi ad integrarmi. Quando sono venuta in Italia mi sentivo molto sola, emarginata, sono stata presa in giro per il mio cognome o perché troppo alta. Ho sofferto molto a causa degli episodi di bullismo. Per questo mi sono impegnata nello studio, volevo dimostrare a me stessa e a chi mi derideva che, nonostante fossi straniera, non ero meno intelligente o diversa. Siamo esseri umani UGUALI, indipendentemente dall’etnia, dalla religione, dall´orientamento sessuale, dal colore della pelle o qualsiasi altra cosa che possa rendere “diverse/i” e quindi meno tutelati. L’incidente poi è ciò che ha segnato maggiormente il mio percorso di crescita, mi ha stravolto la vita in ogni senso della parola. Un’amputazione è  qualcosa che affronti ogni singolo giorno della tua vita. Sono esperienze che mi hanno resa una donna forte, determinata, a volte anche fragile, ma sempre piena di sogni, di coraggio, di voglia di raggiungere i propri  obiettivi, solare, grintosa e piena di voglia di vivere. Mi ripeto ogni giorno quanto lavoro ci sia voluto per arrivare ad essere chi sono e tale consapevolezza mi carica di energia positiva  per affrontare una nuova giornata. Inoltre ho tanta voglia di confrontarmi con persone di diverse vedute, perché penso che il rispetto per qualsiasi “forma di diversità” sia il primo passo per raggiungere la parità di diritti.

Cosa significa accettare una amputazione e poi una protesi, un nuovo corpo?

L’amputazione rappresenta un evento traumatico che ti cambia l’esistenza. Io l’ho vissuta come un lutto inizialmente, perché se ne era andata una parte di me che non sarebbe mai più tornata. Non sarei mai più stata la stessa. Mi sono sentita cambiata sia fisicamente che psicologicamente. Non mi vedevo più la stessa ragazza e non mi accettavo fisicamente, in più soffrivo dell’arto fantasma che mi ricordava la gamba che avevo perso. Ho vissuto una vera e propria crisi: mi vergognavo di quel che vedevo riflesso nello specchio, mi vedevo come un mostro che nessuna persona avrebbe più accettato o amato. Per anni non ho indossato una gonna o un pantaloncino, mi sono rinchiusa, non uscivo più con gli amici, non facevo più il bagno al mare. Facevo di tutto per nascondere la mia nuova condizione fisica. Non è stato più possibile portare i tacchi e odiavo l’estate perché tutti potevano mostrare le gambe ed io no. Dopo anni di lavoro su me stessa e l’aiuto di uno psicologo e dei tuoi cari, ho ricominciato ad amarmi. Ad accettarmi per quello che sono e ad essere fiera della donna che ad oggi sono. Grazie all´amputazione ho iniziato a dare valore a cose che prima mi sembravano scontate, ho iniziato ad assaporare ogni momento della vita. Oggi sono una persona più forte, determinata, sicura. Inizialmente odiavo la mia protesi,oggi è la mia migliore amica nonché il mio filtro contro l’ignoranza e la superficialità, mi aiuta a capire subito la sensibilità della persona che mi trovo davanti, fa si che io non perda tempo con chi non è degno. Oggi mostro con fierezza ed  orgoglio le mie gambe, ho delle protesi tutte colorate e bellissime, realizzate dal mio centro ortopedico Roga. Mi sono detta “meglio che le persone si girino e pensino che bella gamba” anziché “guarda poverina è senza una gamba”. Ora ci scherzo su, in fondo ho la fortuna di avere 4 gambe 😉 Quando qualcuno mi chiede rispondo “tu la mattina ti alzi, scendi dal letto e metti le pantofole, io mi alzo, metto la protesi ed inizio la giornata. E’ la stessa cosa”.Non nego che per arrivare fino a qua la strada è stata tortuosa, ma l’ho fatta. Se sono la donna che oggi sono è anche grazie a quel che è successo. Sono qui che ve lo racconto e questa fortuna non è ce l´ha  chiunque. Per me oggi l´unica cosa che conta ed essere qui e ora!

Foto: Andra Bianca Radulescu
Come sei arrivata a conoscere I´mperfetta, l’agenzia di moda che propone modelli di bellezza diversi, inclusivi e autentici?

Ho conosciuto I´mperfetta tramite Instagram, ricordo che quasi subito entrai in contatto con la dolcissima e grandissima Carlotta Giancane, donna che ammiro e stimo tanto. Abbiamo capito subito quanto entrambe credessimo negli stessi valori e ideali e fossimo sulla stessa frequenza d’onda. Sono onorata di poter essere una delle muse di I´mperfetta e ho abbracciato la sfida di farmi vedere autentica, unica e bella, così come sono.

Tu facevi la modella già prima dell’incidente e ora lo fai per I´mperfetta. Sai bene che sono ancora pochi i media italiani che cercano di superare i soliti modelli di bellezza stereotipati, irrealistici, rifatti o ritoccati. A tuo avviso cosa si può fare per cambiare le cose?

Già prima dell’incidente sfilavo e sognavo di realizzarmi in quest’ambiente lavorativo. Ora a maggior ragione mi rendo conto di quanto questa visibilità mi permetta far vedere la mia  unicità ed ispirare altre persone a farlo. Unire le forze per lo stesso obiettivo, lavorare unite per abbattere i muri e pregiudizi. Combattere i social e media che creano in noi insicurezze che ci fanno sentire  meno  belle, inferiori, diverse, sbagliate, non all’altezza di amori o gratificazione lavorativa, Insicurezze che a volte ci fanno accettare relazioni tossiche, nel desiderio di essere accettate, stimate, amate. Perché siamo belle con una smagliatura in più, con qualche cicatrice che ci ricorda che siamo state forti, con una voglia o una qualsiasi “particolarità”. L’accettazione deve partire da noi stesse. Questo è il punto di partenza per vivere bene con il proprio corpo e non sopravvivere. Basta filtri, basta canoni surreali, diffondiamo la bellezza della naturalezza, della “diversità”, dell’essere semplicemente sé stesse e non donne fatte a stampino dal chirurgo o dal filtro del momento.

Quanto a tuo avviso è importante già in tenera età sviluppare un rapporto sano e tollerante con il proprio corpo, a prescindere di come sia?

Credo sia fondamentale per una sana visione e percezione di sé. Sentirsi a proprio agio con la propria fisicità è fondamentale per il benessere psico-fisico personale. Capirlo già in tenera età aiuta a comunicare e interagire con gli altri senza farsi influenzare quotidianamente dagli altri, dalla percezione che hanno di noi o dagli stereotipi che ci vengono imposti. Purtroppo la tv e la social media ci fanno enfatizzare i nostri difetti fisici piuttosto che valorizzare i nostri punti di forza. Se ci focalizziamo sui nostri progressi piuttosto che sui momenti d’incertezza, potremmo nutrire giorno dopo giorno la nostra autostima e fiducia in noi stesse/i.

Tu come sei stata accolta dal tuo circondario, dopo l’incidente? Hai trovato appoggio, rifiuto o diffidenza?

Sicuramente ho trovato appoggio e sostegno nelle persone a me vicine, per l’appunto la famiglia, gli amici, i professori. Ho avuto l’incidente poco prima dell’inizio del quinto anno di liceo. Nonostante tutto questo affetto, ho riscontrato anche diffidenza, perplessità, paura della diversità, e soprattutto commiserazione e pena, che all’inizio mi hanno ferito più di ogni altra cosa. Sguardi impietositi o frasi feroci che mi turbavano profondamente. Sono state tante le porte chiuse in faccia o i commenti del tipo “peccato eri una così bella ragazza”. Beh io mi sono detta che il nostro corpo è come un giardino che bisogna curare per viverci bene, indipendentemente dal giudizio altrui.

Foto: Andra Bianca Radulescu
Quali sono le difficoltà nella vita reale per chi ha un handicap fisico?

Non posso negare che i limiti esistano e che ti fanno sentire ancor più limitata/o di quanto già non si é. La disabilità fisica oltre a rendere più difficile lo svolgimento quotidiano di determinate attività  e lavori, comporta anche una sfida perenne con la società che non è in grado di accogliere ed includere un soggetto “diverso”. Abbiamo bisogno di aiuto che lo Stato finanzia solo in parte e non ugualmente in tutte le regioni. Questo fa vengano forniti materiali obsoleti e perciò a volte si è costretti a pagare privatamente per avere ausili di ultima generazione che consentano una vita il più normale possibile. Senza l’aiuto della mia protesi non potrei svolgere nessuna attività, tantomeno lavorare. E’ una situazione che alla quale credo debba essere data più attenzione per non limitare ancor di più chi purtroppo ha già un limite. Per esempio la mia condizione non mi permette di stare tantissime ore in piedi indossando la protesi, quindi non posso fare lavori pesanti. Non posso percorrere lunghissime distanze o fare troppe scale. Senza la mia protesi sarei costretta a dipendere da qualche altra persona, anche in semplici azioni come l´alzarsi la mattina, cucinare, fare una passeggiata. Grazie alla mia protesi riesco a fare tutto ma ci sono giorni in cui il dolore fisico mi blocca nelle mie attività e nell´interazione con altri/e.

Perché a tuo avviso le persone con disabilità hanno ancora così poca visibilità pubblica? Ci sono differenze tra Nord e Sud dell’Italia a tuo avviso?

Credo ci sia ancora molta ignoranza e pregiudizio nei confronti delle persone con disabilità. Erroneamente si tende a pensare che una persona con una disabilità non sia in grado di fare nulla, di lavorare, di condurre una propria vita, di avere una famiglia oppure di lavorare. Il “diverso” spaventa, nonostante la lotta per il cambiamento e l’inclusione negli ultimi anni abbia portato qualche cambiamento. C’è comunque tanto lavoro da fare affinché si possa parlare effettivamente di inclusione, nell´ambito sociale, scolastico, lavorativo, mediatico o nella moda. Ho notato per esperienza personale un grande divario tra Italia del Sud e Italia del Nord. Purtroppo al Nord viene prestata più attenzione alle persone con disabilità e a quelle che sono le loro esigenze, a partire dai mezzi di trasporto, l´attenzione verso le barriere architettoniche, i parcheggi, la tutela giudica e sanitaria e l’inclusione  lavorativa e sociale. Personalmente amo il Sud Italia ma purtroppo deve migliorare ancora molto, per sostenere le persone con handicap fisico.

Quanto è importante per te il movimento fisico, sia inteso come sport che come spostamenti possibili tra luoghi anche lontani?

Spostarsi é fondamentale. Già prima dell’incidente ero molto sportiva e facevo danza, nuoto e pallavolo. Dopo l’incidente è diventato tutto un pò più complicato ma ho continuato ad allenarmi andando in palestra. Lo sport per una persona con disabilità può essere un modo di potenziare le proprie forze fisiche, valorizzare la propria persona e offrire luoghi in cui potersi incontrare con altre persone. Ciò aiuta a uscire dal proprio guscio, di relazionarsi e di sentirsi parte di un gruppo. Permette di guadagnare più sicurezza e autonomia nei movimenti e nello svolgimento delle attività quotidiane. La disabilità può portare una depressione psicologica pertanto occorre a mio avviso creare ambienti adatti che stimolino la voglia di vivere e mettersi in gioco, nonché fornire gli ausili che aiutino a praticare lo sport e attività. E’ importante altresì favorire lo spostamento spaziale dei diversamente abili attraverso servizi dotati di ausili per ogni necessità, l’abbattimento di barriere architettoniche e offrendo aiuti ad eventuali persone che sostengono e accompagnano le persone disabili.

Tu oggi sei testimonial per delle imprese che producono protesi, sei impegnata a fare formazioni nelle scuole e all’interno di aziende per sensibilizzare la gente ad essere meno scettiche sul fatto che una persona con una protesi possa fare di tutto nella propria vita, dare un contributo alla società. Che messaggio vorresti dare a chi forse ora si sta confrontando con un corpo che cambia,dovendo affrontare una nuova vita?

Sono testimonial del centro ortopedico ROGA in Sicilia, un centro d´eccellenza nel campo della realizzazione di ausili protesici di ultima generazione, che consentono a noi di condurre una vita dignitosa e quanto più indipendente possibile. Ho scelto di essere loro testimonial, perché mi hanno accolto come una famiglia, mi hanno fatta rinascere e ritrovare la mia autostima grazie alle bellissime protesi per me realizzate. Mi hanno letteralmente rimesso in “piedi”, consentendomi di fare tutto a partire da escursioni, il bagno al mare e lavori. Sono testimonial anche dell’associazione BIONIC PEOPLE con la quale faccio formazioni nelle scuole per educare gli adulti del domani all’inclusione. Con le aziende ci occupiamo d’integrazione lavorativa, visto che ancora si pensa erroneamente che una persona diversamente abile debba stare a casa anziché realizzarsi in un mestiere.

A chi sta affrontando un cambiamento del proprio corpo e l’inizio di una nuova vita mi sento di dire: non smettete mai di sognare in grande, di credere nei vostri obiettivi e di trovare il modo di raggiungerli, di non farvi limitare in nessun modo e da nessuna persona, nemmeno da voi stesse. Credo che essere positive/i, lavorare su sé stesse/i, sulla propria autostima e fidarsi delle proprie capacità sia la chiave per arrivare lontane/i. Ricordatevi che la vita è un dono prezioso, e come diceva sempre mio papà: la vita va afferrata con le unghie e con i denti perche “nonostante tutto” è bellissima e merita di essere vissuta! Anche nei momenti più bui, in cui fate fatica a vedere la luce in fondo al tunnel, scoprirete una forza interiore capace di farvi scalare ogni montagna!

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