Blog vom Frauenmuseum Il Blog del Museo delle Donne
Frauenmuseum | Museo delle donne

“Ama incondizionatamente, perché l’amore non si esaurisce; più ne doni, più ti inonda.”

0

La nostra Donna del mese di ottobre é  Marisa Biancheri, nata a Merano nel 1957, che ha lasciato una vita sicura per cercare una profonda esperienza spirituale in India. Vive a Vrindavana, dove si dedica a progetti educativi e umanitari per bambini e bambine in difficoltà, promuovendo l’istruzione e il sostegno materiale attraverso l’associazione Jiva Mission.

Puoi presentarti brevemente?

Mi chiamo Marisa Biancheri, sono nata a Merano nel 1957 da mia mamma Filomena, madrelingua tedesca sudtirolese, e da mio padre Mario, genovese. Ho frequentato la scuola a Merano e, per desiderio di mio papà, ho scelto l’istituto tecnico per il commercio, nonostante la mia naturale inclinazione fosse verso l’arte e la filosofia. Più avanti nella mia vita, questa scelta mi ha spinto a intraprendere una ricerca personale profonda, volta a trovare risposte sui temi della morte e del senso dell’esistenza.

Come sei arrivata alla decisione di andare in India?

Ben presto è nata in me una forte attrazione verso la cultura orientale, al punto da sentire l’urgenza di lasciare il lavoro sicuro come segretaria presso un caro amico di mio padre, la vita confortevole in famiglia e le amicizie. A soli 20 anni mi sono imbarcata in un viaggio interiore alla ricerca di un’esperienza spirituale autentica, che mi permettesse di sperimentare una felicità e un amore puri, una soddisfazione indipendente da oggetti, posizioni sociali o persone. Cercavo una pace interiore che mi appartenesse e che nessuno potesse interrompere o distruggere.

Certo, tutti vogliamo essere felici – niente di nuovo – ma nella mia determinazione a trovarla ho superato molte barriere culturali e logiche, avventurandomi dentro me stessa, con mente aperta, per comprendere gli insegnamenti delle scritture più antiche del mondo: i Veda, fondamento della cultura spirituale orientale.

Così sono passati, quasi senza accorgermene, 25 anni della mia vita, dedicati a studiare e praticare i principi della devozione sotto la diretta guida del mio maestro spirituale.

Dove si trova esattamente il luogo in cui vivi in India?

Nel frattempo ho praticato il servizio verso gli altri, in particolare verso i bambini che vedevo ogni giorno infreddoliti, affamati, scalzi e privi delle necessità primarie. Questo accade nella cittadina di Vrindavana, in Uttar Pradesh, dove tuttora vivo.

Puoi presentarci i tuoi progetti e a chi sono rivolti?

In collaborazione con altri studenti della comunità “Jiva” – che significa “spirito libero” – abbiamo iniziato distribuendo pasti semplici come riso, latte, frutta e acqua potabile a bambini che non potevano permetterseli. Pian piano abbiamo iniziato anche a insegnare loro l’alfabeto, a leggere e a scrivere. Così il gruppo è cresciuto e abbiamo fondato l’Istituto Jiva per gli studi vedici, ora affiliato all’Università di Benares. Questo significa che gli esami sostenuti dai nostri studenti sono riconosciuti ufficialmente e che, una volta diplomati, possono a loro volta insegnare.

Torni spesso in Alto Adige: come vivi questo salto tra due culture?

Non ho mai dimenticato le mie origini: i boschi e le montagne dell’Alto Adige, l’aria pura che contrasta con la povertà e il degrado delle baracche di latta e plastica che fanno parte della mia quotidianità qui. Il cielo azzurro della mia terra è rimasto nel cuore e per questo ho sempre continuato a tornare nella mia amata Merano, dove ritrovavo mia madre ad aspettarmi… la mia mamma Rosa, come la chiamava la mia cara amica Hannelore.

Ho cercato di creare un piccolo ponte tra questi due mondi, fondando l’associazione di volontariato Jiva Mission, per portare un po’ di quel cielo azzurro anche in questa parte del mondo dove manca.

Il lavoro con i bambini, e in particolare con le bambine, è importante per te. In cosa consiste?

Il mio lavoro con le bambine consiste nel sostenerle nell’istruzione primaria. Abbiamo un programma pomeridiano di lezioni frequentato da bambine che al mattino sono impegnate nelle faccende domestiche. Come istituto, provvediamo allo stipendio dell’insegnante e al materiale didattico: le lezioni sono in madrelingua hindi.

Dove prendi le sciarpe e la bigiotteria e cosa riesci a finanziare con la vendita?

Le bambine non producono collane o altri articoli: questi vengono realizzati da adulti, da cui io li acquisto. La vendita serve a generare entrate che sosteniamo per i progetti.
Prima del Covid, bambini e bambine frequentavano regolarmente il nostro centro per le lezioni. Dopo la pandemia, invece, portiamo loro il sostegno direttamente nei luoghi in cui vivono.

Qual è il tuo motto nella vita?

Il mio motto è: “Ama incondizionatamente, perché l’amore non si esaurisce; più ne doni, più ti inonda.”

Comments are closed.