“Per me il successo è essere felici”

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La nostra donna del mese di luglio: Arianna Tricomi

Arianna Tricomi è la freeride, originaria dell’Alta Badia che attualmente ha causato un certo scompiglio tra l’élite della sua disciplina sportiva. Ciò che fa, suscita in noi contemporaneamente pelle d’oca, piedi freddi ed entusiasmo. Nell’intervista Arianna ci racconta come è arrivata allo sci fuori pista e cosa le piace di questa disciplina sportiva.

Zia Rosa

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Secondo voi che cosa bisogna assolutamente pubblicare una volta al mese in un blog che si chiama iodonna.com? Mah?

Noi donne, a partire dal momento in cui raggiungiamo l’età fertile, viviamo – che lo si voglia o meno, in modo più o meno consapevole – seguendo le fasi di un ciclo che ci accompagna fino al raggiungimento della menopausa.

Per molte di noi si tratta di un piacere, altre lo prendono in considerazione solo occasionalmente, e non poche ne soffrono. Il ciclo è strettamente legato alla nostra capacità di donare la vita, e al contempo è l’unico elemento che contraddistingua la natura femminile, a differenza di molti altri elementi, che spesso vogliono farci credere essere tali, spacciandoli sotto le mentite spoglie di attributi naturali femminili.

Quando l’aiutare é una cosa scontata

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Le nostre donne del mese di giugno: Isabelle Hansen e Gabi Waldner

Il ristorante “African Soul” ormai è conosciuto e amato ben oltre i confini di Merano.   Isabelle Hansen e Gabi Waldner sono le colonne portanti del progetto, nato per dare la possibilità a persone richiedenti asilo di approcciarsi ad un primo posto di lavoro. Isabelle Hansen risponde alle nostre domande in merito.

Il  ristorante “African Soul” è stato aperto alla fine del 2017. Voi appartenete alla cooperativa sociale Spirit che ne è la promotrice. Come vi è venuta l’idea di avviare questa attività?

In verità l’idea è maturata solo nel tempo. Io stavo insegnando tedesco come volontaria della Caritas a casa Noah a un giovane uomo di origini nigeriane. Colloquiando ci siamo messi a parlare di cibo e di cucina e in quell’occasione mi ha raccontato con entusiasmo della gastronomia del suo paese. Da lì a poco è nato, prima, il progetto “Book a Cook” dell’Associazione Empezamos e poi ha preso forma la nuova idea di aprire un locale africano. Il mio alunno di allora – Kelly Asemota – oggi è il capo cuoco.

Kelly Asemota © African Soul
Come e perché avete iniziato a occuparvi di rifugiati?

In verità l’aiutare è una cosa che va da sé, perché in genere la nostra è una società solidale. La cosa che per me è meno chiara è il perché alcune persone colleghino l’essere o meno solidali al colore della pelle o alla nazionalità.