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Frauenmuseum | Museo delle donne

Voci contro il razzismo – parte 1

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Quest’anno l‘8 marzo, giornata internazionale dei diritti delle donne, è coincisa con l’apertura delle settimane contro il razzismo promosse ogni anno dall’Associazione OEW di Bressanone.

Il Museo delle Donne di Merano e Caritas Moca per l’occasione hanno organizzato l’esposizione della mostra “Immigrant Sisterhood”, nata da un progetto della ricercatrice Sabine Tiefenthaler, dove tramite le opere fotografiche di donne immigrate accolte in Sardegna viene tematizzata proprio questa intersezionalità tra razzismo e sessismo, e che è ora esposta al museo.

Ci interessava allora sentire anche le voci di donne meranesi, e abbiamo chiesto ad alcune di loro di raccontarci le loro esperienze e le loro opinioni.

Street Art in Teheran, Iran. Photocredits Irene Sanmartino

Ogni persona straniera che vive in Italia ha una storia, ma io ne ho tante, potrei scrivere un libro. Racconto l’ultima. Visto che mi sono trasferita da poco in Alto Adige naturalmente dovevo cercare casa. Ho chiamato una signora, ho parlato a lungo con lei e le ho detto che sono interessata ad affittare la sua casa. Era totalmente disponibile e gentile. Alla fine della chiamata mi ha chiesto da che regione dell’Italia vengo. Io ho risposto che vengo dall’estero, lei mi ha risposto: “non affitto la mia casa a una donna straniera.”

Quando ti vedono che sei straniera, e soprattutto donna sola, incontro sempre questi tipi. Non accettano che tu sei competente, es. che hai una formazione professionale in un settore, o che sai guidare e hai la patente. Meno male che so parlare e difendermi, ci sono tante che non sanno farlo. Non vuol dire che sto male qui, ho trovato tantissime persone che mi hanno aiutato negli anni, qui sto raccontando le storie che mi sono successe.

Appena arrivata in Italia non sapevo bene la lingua. Lavoravo come assistente agli anziani per una famiglia, dove lavorava anche un’altra signora, italiana. Questa signora rubava la spesa che portava la figlia e non veniva a lavorare. Veniva al pomeriggio a controllare, poi chiamava la figlia e mentiva sul mio conto. Io non potevo difendermi. Sentivo, capivo e stavo zitta. In casa mancavano le cose, e io per paura usavo i miei soldi per ricomprarle. Un giorno però mancava del vino, e così la figlia della signora che assistevo ha scoperto tutto. Io non bevo vino, per me è peccato. Per questo ho imparato l’italiano. Per difendermi. Quella signora mi minacciava di rimandarmi nel mio paese e guadagnava più di me.  Adesso aiuto tanti compaesani quando li vedo in difficoltà, mi metto in mezzo a parlare se è necessario.

Tina Johnson

FatimaQuando sono vicino alle persone che non sono africane, loro spesso mi dicono che non vogliono stare vicino a me perché sono nera e perché sono povera.

In pullman delle donne bianche mi hanno detto che la mia bambina non può giocare con i loro bambini, e loro stanno lontano da me.

È molto triste essere trattata così perché sono nera, pensano che non é giusto fare le cose insieme. È un po’ difficile perché ho visto come hanno detto alla mia amica che deve andare nel suo paese. Non va bene così, mi fa male quando sento questo.

Quando mi vedono pensano che faccio la prostituta, senza sapere niente di me. Questa è discriminazione. Una donna dentro il pullman mi ha detto “sei una puttana”. Questo mi fa arrabbiare, perché siamo tutte uguali, siamo tutte donne, e invece una donna chiama l’altra donna puttana. Ma tutte queste cose, anche la mia esperienza di vita, mi rendono forte.

Penso che debbano cambiare i pensieri. Le persone devono pensare che siamo tutte uguali, siamo tutte uguali nel cuore. Perché sennò i bambini crescono così, separati, e non va bene.

Le persone in questo mondo sono tutte uguali, un cuore, un pensiero. È questo che sto insegnando alla mia bambina. Se possiamo vivere senza discriminazione, senza problemi, è meglio per stare in pace tutte insieme.

Tina Johnson

Street Art di Mariana Dias Coutinho in Lisboa, Portogallo. Photocredits: Irene Sanmartino

Sono una ragazza peruviana, ho 27 anni e sono arrivata in Italia nel 2006. Ho iniziato da subito a studiare, personalmente mi sono inserita molto bene, i compagni di classe mi aiutavano molto con la lingua, erano anche molto curiosi di conoscere la mia cultura latinoamericana. Purtroppo nel percorso della mia vita scolastica sono stata testimone di diversi episodi di discriminazione verso ragazze straniere per motivi di religione, abbigliamento, ideologia. Non tutte le persone sono disposte ad aprirsi a culture diverse, molte volte anche per paura, ma bisognerebbe capire i motivi per i quali hanno determinati approcci.

Uno dei modi per poter contrastare il razzismo, sessismo o altre forme di discriminazione parte dall’educazione che si riceve a casa e a scuola. Molte volte i bambini imitano le azioni degli adulti e crescono con le idee che si trasmettono loro.

Secondo me per migliorare dipende da quanto una persona sia disposta a migliorare, a cambiare ed essere aperta verso lo “sconosciuto”. Oggi giorno la facilità di viaggiare in altri stati ha reso possibile poter conoscere e potersi confrontare con le numerosissime e bellissime diversità che possiamo incontrare nel mondo. Un mio consiglio è ignorare i commenti negativi che si ricevono e non lasciare che influiscano sulla nostra vita.

Paola Vega

 

Inaugurazione virtuale della mostra „Immigrant Sisterhood“

Il 30.03.2021 alle ore 18:30 vi invitiamo a una discussione virtuale con Sabine Tiefenthaler, Gemma Lynch, Irene Sanmartino (Caritas) e una delle donne rifugiate.

Link Zoom:

https://us02web.zoom.us/j/81806281292?pwd=KzY3djdWb0w1QzNkaW40c1Jxc2ZyUT09

Meeting-ID: 818 0628 1292

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