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“È impagabile poter fare un lavoro che ti costringe a studiare!”

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Marina Mascher è una grande appassionata di storia: “Sono convinta che viaggiare “verticalmente” nel tempo arricchisca quanto e più che viaggiare “orizzontalmente” tra luoghi e opere dell’uomo”. Nell’intervista ci racconta del suo amore per il Trecento, la cultura russa e il suo viaggio molto speciale a Santiago de Compostela in abiti trecenteschi.

Vuoi presentarti?

Sono nata a Bolzano nel 1963. Convinta di partire prima o poi, sono ancora qui, si vede che le radici sono forti, non a caso sono figlia e nipote di giardinieri. Ho studiato Lingue e letterature orientali a Venezia e poi Progettazione e gestione del turismo culturale a Padova. Aver preso una seconda laurea a venticinque anni di distanza alla prima è stata innanzitutto una sfida con me stessa e poi uno straordinario osservatorio su come sia cambiato l’approccio allo studio ma anche lo stato delle conoscenze.

Lavoro nel settore della comunicazione e dell’organizzazione eventi, inoltre svolgo attività di guida turistica, per ora con ospiti russi a Bolzano e Merano, e da anni collaboro con l’UPAD, con conferenze su temi legati alla cultura russa o nati da approfondimenti nei miei settori d’interesse.

Un argomento che sento molto, un po‘ come tutto quello che riguarda mondi altri. Ho studiato, con alterno successo, varie lingue, anche non usuali, intendendole non solo come un mezzo di comunicazione ma come prodotti culturali. Proprio perché lingue diverse sottendono mondi diversi, „da grande“ mi piacerebbe fare la traduttrice. Inutile dire che sistemi di scrittura diversi da quello latino hanno su di me particolare fascino, i caratteri cinesi, l’alfabeto arabo, il cirillico… Questa inclinazione mi ha portato da studente per qualche mese a Mosca all’epoca di Gorbačëv e della perestroika e a quella città sono rimasta affezionata. Non è l’unico tema che mi prende: sono convinta che viaggiare “verticalmente” nel tempo arricchisca quanto e più che
viaggiare “orizzontalmente” tra luoghi e opere dell’uomo e quindi anche la storia mi ha sempre appassionato, in particolare quella medievale.

Marina Mascher come Adelheid von Schenna. Foto: Sara Colciago
Cosa ha suscitato il tuo interesse nel Medioevo?

Mi interessano soprattutto il Trecento e l’inizio del Quattrocento. La scintilla è scattata facendo la guida a castel Roncolo. Studiando l’arte del periodo inevitabilmente l’attenzione si è spostata anche ad altri aspetti, l’avvicinamento alla rievocazione storica è stata anche occasione di approfondire le conoscenze sulla cultura materiale, sulle arti minori, sulla quotidianità. La piccola sfida di provare in prima persona a rifare un oggetto, a ricreare un dipinto o un ricamo.

In realtà mi appassiona tutta la storia. Mi è capitato che mi prendessero in giro perché mi muovo con disinvoltura ricordando le varie alleanze matrimoniali fra dinastie europee, ma attraverso i contratti di nozze in filigrana si può leggere anche la situazione geopolitica del tempo. Al contempo ho spostato la lente sulle figure femminili, così vicine al potere ma nel cono d’ombra. Alcune mi hanno letteralmente stregato, come lo scorso anno quando nel cinquecentenario della morte di Massimiliano d’Asburgo mi sono studiata le donne della sua famiglia per una conferenza.

Marina Mascher a castel Roncolo
Sei anche coinvolta nel lavoro volontario?

Sì, nel settore culturale. Sono presidente dell’associazione di rievocazione storica “Ulrich von Starkenberg”, che ha come intento quello di rendere tangibile alcuni degli aspetti della vita dell’ultimo scorcio del XIV in particolare nel Tirolo storico, e vicepresidente dell’associazione Rus‘, che da quasi trent’anni si occupa di cultura russa, specie a livello locale. Inoltre sono volontaria FAI e del Touring Club Italiano.

Hai fatto un viaggio molto speciale, ci racconti di quello?

Un viaggio davvero speciale l’ho fatto due anni fa. Il pellegrinaggio a Santiago di Compostela lungo il Camino francés. Quegli ottocento chilometri, pari a un milione e mezzo di passi al ritmo dei propri pensieri, li ho fatti in abiti trecenteschi, in compagnia di un’amica e di un asino che ha portato i nostri bagagli.

“L’idea del pellegrinaggio in vesti medievali era stata di mio marito Achille che è mancato sette anni fa, così ho deciso di farlo io al suo posto, come ho fatto scrivere sull’attestato che mi hanno rilasciato a Santiago.” – Marina Mascher

L’idea dell’asino è stata dell’amica che si è offerta di accompagnarmi, Francesca Badassari di Sarzana, che si occupa dello studio e della realizzazione di vesti storiche, per cui il nostro viaggio è stato anche una vera sperimentazione della resa di materiali e indumenti. Un’esperienza raccontata, mentre la vivevamo, nel blog www.duedonneeunasino.com e che poi è diventata anche un racconto che un anno fa ha ricevuto una menzione d’onore al premio Asiniús. Il sogno è di riuscire prima o poi a far diventare la nostra esperienza un libro.

Marina e Francesca in partenza per Santiago de Compostela

Non solo gli abiti erano storici: le calzature che mi hanno portato fino alla cattedrale di San Giacomo le aveva realizzate a mano mio marito; un paio si è consumato lungo la strada, le scarpe con cui sono arrivata alla meta le ho donate al Museo delle Donne.

Marina Mascher ha donato le scarpe con le quali ha fatto il pellegrinaggio a Santiago de Compostela al Museo delle Donne di Merano. Nella foto c’è Sissi Prader, direttrice del museo.
Come mai sei coinvolta nell’associazione culturale RUS e cosa ti affascina della cultura russa?

Tre anni dopo essermi laureata in Lingue e letterature orientali ho seguito delle iniziative destinate a manager russi in visita in Alto Adige. Una delle tutor era Bianca Marabini Zoeggeler, presidente storica dell’associazione Rus‘. Così sono entrata nell’associazione e non molto tempo più tardi anche nel direttivo. La grande fascinazione del mondo russo per me è stata in primo luogo quella che emana dalla letteratura, e lo rimane ancora.

Quali sono i progetti che porti avanti al momento?

L’agenzia con cui collaboro ha ricevuto un incarico di comunicazione nell’ambito dell’iniziativa espositiva dell’Ufficio Cultura provinciale, in avvio proprio ad ottobre a Centro Trevi, con cui Raffaello Sanzio viene celebrato per il quinto centenario dalla morte. E personalmente curerò degli approfondimenti. È impagabile poter fare un lavoro che ti costringe a studiare!

E poi naturalmente ho intenzione di proseguire nella traduzione delle opere di Ljubov‘ Dostoevskaja, i racconti di “Fanciulle malate” e il romanzo “L’avvocata”. Il 2021 ricorre il bicentenario della nascita di Dostoevskij padre, perché non omaggiarlo attraverso la figlia?

Marina Mascher presenta la scrittrice Ljubov’ Dostoevskaja: “L’anno scorso per i 150 anni della nascita della scrittrice l’associazione RUS ha pubblicato il suo romanzo “L’emigrante”, di cui ho curato la traduzione e ho scritto due dei contributi che la accompagnano.”
Che saggezza hai acquisito nell’ultimo anno?

Senz’altro la pazienza. Portare a compimento le cose iniziate prima di metterne in cantiere mille altre, anche se questo per me è particolarmente difficile.

Chi ammiri?

Chi non abbandona i propri sogni, chi sa riprenderli anche dopo tanto tempo. Da ragazzina il mio idolo era Heinrich Schliemann, folgorato giovanissimo dai racconti omerici, ma che aspetta e si prepara per una vita intera, prima di andare a scavare con l’Iliade in mano.

Che cos’è per te il successo?

La soddisfazione per un lavoro fatto bene, anche se lo vedo più come un punto di partenza, uno stimolo per continuare oltre.

Il motto della tua vita?

Un proverbio russo che dice “век живи – век учись”, ovvero: “Vivi un secolo, un secolo impari”.

Marina Mascher lavora come guida turistica

Intervista: Sissi Prader e Judith Mittelberger

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