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#iodonnadelmese

#ichfraudesmonats

An jedem ersten Tag des Monats wird in dieser Rubrik eine neue #fraudesmonats vorgestellt. Kriterium für die Auswahl ist, dass diese Frauen sich ungewöhnliche Berufe und Lebenswege ausgesucht, Bahnbrechendes geleistet haben oder Wellenbrecherinnen für andere Frauen waren. Es geht darum, wie sie bewusst eine Rolle für sich auswählen. Dabei brechen sie manchmal die traditionellen Geschlechterrollen auf, mal modernisieren sie sie oder gehen auf ihre eigene Art in ihnen auf…

Am Anfang des darauffolgenden Jahres suchen wir dann mit einem Voting unter diesen Frauen zusammen mit euch die #ichfrau2019, die rund um den Tag der Frau im rosa Monat Merans „gekürt“ wird.

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#iodonnadelmese

In questa rubrica ogni primo del mese verrà presentata una nuova donna. Cerchiamo donne che abbiano mestieri e storie di vita poco convenzionali, pioniere nel loro fare o apripista per altre donne. Ci interessa raccontare di quanto e in che modo siano consapevoli del loro ruolo. Tra di loro alcune scombinano la tradizionale divisione dei ruoli tra uomini e donne, a volte rinnovandoli, a volte vivendoli in un modo particolare, tutto loro…

A partire dall’inizio del prossimo anno, con il vostro sostegno, intendiamo promuovere una votazione collettiva, un “voting”, tra le “donne del mese”, per eleggere la donna di #iodonna2019. Quest’ultima verrà proclamata durante il mese rosa di Merano e le verrà dedicata una vetrina nel Museo delle Donne.

 


„Always look on the bright side!“

Unsere Frau des Monats Juni: Angela Roberts

Die gebürtige Engländerin erzählt, wie sie in Meran ihre neue Heimat gefunden, hier die erste English-School Merans aufgebaut hat und warum sie heute ein Drittel ihrer Zeit in Äthiopien verbringt.

Woher kommst du genau?

Ich komme aus Gloucester, England. Dort habe ich Psychologie und Kinderpsychologie studiert und für zwei Jahre unterrichtet.

Was brachte dich nach Südtirol?

Ich bin in England zur Schule gegangen, habe dort an einer Uni studiert und arbeitete danach als Lehrerin an einer Schule. Ich hatte das Gefühl, dass mein Leben enger und enger wurde. Und so begann ich zu reisen und kam nach Meran. Ich hatte nicht vor, wieder zu unterrichten. Aber in Meran haben Englischlehrpersonen gefehlt und so begann ich mit einem 3-Monate-Vertrag an einer Schule. Und daraus wurden Jahre…

Warum hast du die erste English School von Meran gegründet und welche Erfahrungen hast du damit gemacht?

1976 habe ich mein eigenes Sprachenstudio gegründet. Es war eine Zeit, wo Menschen in Meran interessiert daran waren, Englisch von jemanden in der Muttersprache zu lernen. So unterrichtete ich Menschen im Alter von 8 bis 75 Jahren.

Was hat dich all die Jahre in Südtirol gehalten?

Ich bin glücklich hier. Ich habe mit dem Partner, mit dem ich leben wollte, hier gelebt und habe mich hier immer wohl gefühlt.

Du singst gern, ist das richtig?

Musik ist mein Hobby. Meine Mutter wollte, dass ich Opernsängerin wurde. Aber ich ging schnell zu Blues und Jazz über, was so einige Probleme mit meiner Mutter verursacht hat. Aber mein Vater war glücklich damit. Heute bin ich Sängerin der Gruppe Aqua Viva hier in Meran.

Wie sind deine Verbindungen nach Afrika zustande gekommen?

Meine Kusinen leben abwechselnd drei Monate in London und drei Monate Südafrika. Als mein Partner verstorben ist, haben sie mich dorthin eingeladen, und somit waren sie die ersten, die meine Augen für das Leben in Afrika geöffnet haben.

Ich habe als Freiwillige in 13 Ländern in Afrika gearbeitet: Südafrika, Botswana, Namibia, Sambia, Malawi, Tansania, Sansibar, Kenia, Uganda, Ägypten, Marokko, Tunesien und Äthiopien.

Was für eine Arbeit war das?

Ich hab das meistens so gemacht, dass ich zunächst in einem Land umhergereist bin und dann irgendwann meine Hilfe angeboten habe. Das funktioniert natürlich gut, wenn man eine Englischlehrerin ist.

Und dann bist du nach Äthiopien gekommen, richtig?

Als ich in Pension ging, kam ich über die Nicht-Regierungs-Organisation VSO (Voluntary Service Overseas in London) nach Äthiopien. Ich war Teil einer Freiwilligen-Gruppe von 60 Leuten, bestehend aus medizinischem Personal, Agrarexpert*innen und Lehrpersonal. Für dreieinhalb Jahre lebte ich in Jimma, 250 Kilometer südwestlich von Addis Abeba.

Angela Roberts (zweite von rechts) gemeinsam mit den Lehrpersonen, mit denen sie in Jimma an Lehrmethoden im Englischunterricht gearbeitet hat
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“Sono radicale da quando avevo sette anni”

Donatella Trevisan ci racconta delle sue sfide come madre single che lavora full-time, del suo impegno politico, perché ha sempre votato radicale e cosa vuol dire per lei essere una femminista “di vecchia scuola”.

Hai fatto un percorso di studi universitari molto particolare: neurobiologia a Tubinga in Germania. Cosa ci puoi raccontare a riguardo?

Dopo essermi iscritta subito dopo la maturità a filosofia a Pisa ed esserne rimasta delusa, optai per Trieste, per diventare traduttrice e interprete simultanea. Oltre al tedesco e all’inglese, scelsi anche il russo. Poi mi ritrovai a lavorare all’Accademia Europea di Bolzano come ricercatrice nel campo della linguistica applicata. Li fu organizzato un convegno di tre giorni su cervello e lingua, con i più importanti esperti mondiali del settore. Fu un colpo di fulmine. Iniziai ad approfondire la materia per conto mio, e dopo meno di un anno vinsi una borsa di studio al Graduiertenkolleg Neurobiologie di Tubinga per un dottorato di ricerca sui meccanismi cerebrali del linguaggio in soggetti bilingui.

Durante il tuo dottorato é nato tuo figlio. Cosa è cambiato con la sua nascita? Hai allevato tuo figlio da sola. Come hai fatto fronte a questa grande sfida?

Mio figlio Davide è nato nella fase conclusiva del mio dottorato. Finii di scrivere la tesi che ero al nono mese di gravidanza. Quando feci l’esame di Stato, il Rigorosum, Davide aveva quattro mesi. Avevo già iniziato l’anno prima a lavorare al Comune di Bolzano per coprire finanziariamente quella che allora pensavo essere solo una breve parentesi tra il dottorato e il post-dottorato. In realtà con la nascita di Davide cambiò tutto. Ero una madre forzatamente single, con scarsi mezzi economici e senza parenti o amicizie strette che non lavorassero a tempo pieno, nessuno poteva quindi essermi d’aiuto: pensare di affrontare un post-doc in quelle condizioni era fuori discussione.

A chi parla a vanvera di conciliazione famiglia-lavoro vorrei far vivere anche solo per qualche mese la vita che da lì in poi fu la mia per parecchi anni: Svolgevo una mansione impiegatizia a tempo pieno. Dormivo sì e no tre ore per notte. Portavo Davide, che aveva cinque mesi, all’unico asilo nido della città che facesse il tempo pieno, ma che essendo in tutt’altra zona rispetto a quella dove abitavo mi costringeva ad utilizzare la macchina. Prendevo una media di due multe a settimana per divieto di sosta. Un neonato non è che entri e lo depositi, oppure entri e te lo riprendi. Lo devi svestire, se c’è da cambiarlo lo cambi, aspetti che la maestra sia libera per poterlo prendere in consegna, le dici se ha dormito oppure no, se ha già bevuto il latte, quando lo vai a prendere lo devi rivestire, ti intrattieni un po’ per sentire come è andata la giornata, cose così, normali. Ma i vigili non è che ti facciano sconti. Non è previsto che tu possa sostare in una zona che non è la tua, e quindi ti fanno la multa. Al lavoro rendi meno, sei stanca, ma nessuno sembra capire la tua situazione, sono fatti tuoi, privati, mica te l’ha ordinato il dottore di fare un figlio se poi non ce la fai a gestirlo. A pausa pranzo fai la spesa, passi in banca, fai la coda in posta, sbrighi gli obblighi burocratici. Appena finito di lavorare ti precipiti di nuovo al nido, torni a casa, ti fai 4 piani a piedi con la carrozzina, la spesa e il neonato. I vicini ti battono di continuo contro il muro e imprecano perché il bambino piange, oppure semplicemente cammina o gioca (le pareti sono come di cartone, si sente tutto). A volte chiamano addirittura la polizia per “rumori molesti”. Passi la serata ad accudire il piccolo, a far lavatrici, a stirare, a sistemare un po’ la casa. Sei stanchissima. Lui non dorme. Stai ore a cullarlo. Non dorme comunque. Sei disperata. Stai facendo anche qualche lavoretto extra perché hai in corso il mutuo per la casa. Lo fai di notte. Il giorno dopo sei di nuovo in piedi alle 6 e riinizia tutto da capo. Chi ha figli sa benissimo di cosa parlo. Chi non ne ha, non ne ha idea. Non parliamo poi della fatica anche psicologica di farsi carico da sola di tutte le responsabilità e le scelte. È un miracolo se Davide ed io siamo riusciti a sopravvivere a quegli anni.

Donatella Trevisan con suo figlio.
Secondo te quale supporto istituzionale è necessario per le madri che allevano i figli da sole oggi?
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Die vielseitige Gemüsebäuerin

Unsere Frau des Monats April

Antonia Egger-Mair aus Jenesien ist mit Begeisterung dabei: als Bäuerin beim Anbau und Verkauf der hofeigenen Produkte, als Ehrenamtliche in verschiedenen Vereinen und Gremien, als Gemeinderätin und – seit März steht es fest – als Südtiroler Landesbäuerin. Im Interview erzählt sie von ihrem vielseitigen Einsatz und was sie an der Spitze der Südtiroler Bäuerinnenorganisation vor hat.

Du warst nicht immer Gemüsebäuerin. Wie kam es, dass du deinen Beruf als Lehrerin an den Nagel gehängt und gemeinsam mit deinem Mann den Obermaurerhof in Jenesien übernommen hast?

Die Doppelbelastung bzw. Dreifachbelastung (Familie, Beruf und Hof) war für uns nicht mehr zu schaffen. Da kam die Überlegung: Beruf oder Hof. Wir haben uns für den Hof entschieden, begannen den Gemüseanbau auszubauen und einen weiteren Standplatz auf einem Markt zu finden.

Was ist dir und deiner Familie beim Anbau eurer Produkte wichtig?

Dass wir immer transparent sind und die Geschichte zum Produkt mitgeben können, falls der Kunde dies wünscht. Ich komme immer wieder gerne mit den Kunden ins Gespräch.

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Die Möglichkeit auf eine bessere Zukunft

Unsere Frau des Monats Februar

Seit 10 Jahren lebt die Steineggerin Julia Lantschner in Tansania, Afrika. Dort hat sie das Projekt Pa1-Together gestartet, das jungen Frauen durch eine Schneider-Ausbildung zu mehr Selbständigkeit verhilft. Im Interview erzählt sie uns, wie es sie nach Tansania verschlagen hat und welche Fortschritte ihr Hilfsprojekt macht.

Seit wann und wo lebst du in Afrika?

Ich bin schon seit über 10 Jahren in Tansania, Ost-Afrika.

Zuerst verbrachte ich die Hälfte des Jahres in Südtirol und die Hälfte in Afrika. Seit vier Jahren habe ich beschlossen, dorthin zu ziehen. Mein neues Zuhause ist in Kigamboni, eine Halbinsel der 5-Millionenstadt Dar es Salaam.

Was hat dich überhaupt nach Tansania geführt?

Es war schon immer ein Traum von mir, nach Afrika zu reisen, um das Land und die Kultur hautnah zu erleben. Meine Eltern sagten immer, ich kann das machen wenn ich volljährig bin, in der Meinung, dass ich bis dahin andere Pläne habe. Doch gleich nach meinem 18. Geburtstag begab ich mich auf meine erste Tansania-Reise, blieb für 3 Monate in einem abgelegenen Waisenheim im Süden und machte einen Freiwilligendienst. Von da an zog es mich jedes Jahr in dieses faszinierende Land.

Wie kam es, dass du deinen Lebensmittelpunkt dorthin verlegt hast?

Zunächst war ich hin- und hergerissen zwischen zwei Welten. Immer wenn ich von meiner Zeit aus Tansania zurück kam, vermisste ich etwas und hatte Fernweh. Umgekehrt aber selten Heimweh.

Natürlich ist und bleibt Südtirol immer meine Heimat, aber ich wusste, dass ich es versuchen möchte, in Tansania zu leben. Aus heutiger Sicht war es die richtige Entscheidung, auch wenn es nicht immer leicht ist.

Wie kann man in Tansania das ganze Jahr überleben?

Das ist gar nicht so einfach. Seit ich dort lebe, habe ich mich ein wenig zu einer Überlebensküsterin entwickelt. Anfangs hatte ich einen Job als Hotelmanagerin, doch für die viele Arbeitszeit verdiente ich zu wenig. Ich begann Tours und Safaris für Touristen anzubieten und hatte verschiedene Gelegenheitsjobs, auch als Übersetzerin, weil ich Swahili spreche. Damit wollte ich anfangs das Projekt alleine finanzieren.

Ab einem gewissen Punkt war das aber unmöglich und wurde zu einer großen Belastung, auch weil immer mehr Bedürftige dazu kamen. Wenn es nicht mehr ging, musste ich zwischendurch auch einige Monate zurück nach Südtirol, um zu arbeiten.

Lebst du nun als alleinstehende Frau oder hast du Freundschaften aufgebaut…?

Mit der Zeit habe ich viele Freundschaften in Tansania geschlossen und ich fühle mich sehr wohl. Seit letztem Jahr bin ich mit einem Tansanier verheiratet und wir erwarten im Januar 2019 unser erstes Kind. Mein Leben spielt sich in Afrika ab und ich kann mir zur Zeit auch nicht vorstellen, zurück nach Südtirol zu kommen.

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L’arte del racconto

La nostra donna del mese dicembre: Romina Casagrande

„Creare le mie storie è stata un’esperienza che ha cambiato la mia vita.” Romina Casagrande è scrittrice di numerosi romanzi. Le abbiamo chiesto com’è diventata una scrittrice, che cosa è bello e qual è il momento più difficile.

Da dove veniva il tuo amore per la scrittura?

Il mio amore per la scrittura nasce dalla passione che ho sempre avuto per i libri. Creare le mie storie è stata un’esperienza che ha cambiato la mia vita.

 

Le ragazze con le calze grigie, Romina Casagrande, 2018
Nel 2018 hai pubblicato il tuo romanzo „Le ragazze con le calze grigie“ . Lo hai già presentato al Museo delle Donne. Il libro racconta della vita dell’artista Viennese Egon Schiele dal punto di vista delle donne nella sua vita. Come mai hai scelto questo tema?

Qualche anno fa, alla Galleria Belvedere di Vienna, rimasi letteralmente folgorata dal suo ultimo quadro „La famiglia“. Schiele lo dipinge qualche giorno prima di morire, quando la febbre spagnola ha già condannato la sua giovane vita. Ha solo ventotto anni e ha appena raggiunto il successo dopo anni di sacrifici e ristrettezze. Nella stanza accanto la moglie Edith, incinta di sei mesi del loro primo figlio, agonizza, colpita dalla stessa febbre.

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Die Moschber-Frau (Vogelbeeren-Frau)

Unsere Frau des Monats November: Alexia Zöggeler

Wenn sie über ihre ‚Kreitlen‘ spricht verspürt man Leidenschaft kombiniert mit fundiertem Wissen. Alexia Zöggeler aus Vöran bäckt bunte Kräuterkuchen, kocht mit ‚Unkraut‘ und bringt mit ihren Räuchermischungen den Wald ins Haus. Seit einem Monat ist sie in ihrem Geschäft ‚Arteemis‘ in Lana zu finden. Wie sie von der Buchhalterin zur Kräuterfrau wurde erzählt sie uns im Interview – und auch, warum sie die Moschber-Frau ist 😉

Wie hast du zu dem Thema Kräuter gefunden?

Die Kräuter haben mich seitdem ich ein junges Mädchen war nicht mehr losgelassen. Und dabei habe ich am Anfang noch im Garten meiner Eltern den Giersch, also Unkraut gejätet. Mir hat ja kein Mensch gesagt, dass man den Giersch essen kann und dass der so lecker schmeckt! (lacht)

Und dann hast du begonnen, dein Wissen auch weiterzugeben, richtig?

Durch verschiedene Ausbildungen in den letzten Jahren habe ich mich immer intensiver mit dem Thema auseinander gesetzt und so wurde mir klar, dass es für mich mehr als ein Hobby sein sollte. Ich habe begonnen Kräuter- und Räuchervorträge zu halten, 2016 wurde mein Buch veröffentlicht und ich habe begonnen zu bloggen und so meine Rezepte weiterzugeben.

Alexia Zöggeler mit ihrem 2016 erschienenem Buch „Die gute Landkräuterküche“.
Vor wenigen Wochen hast du einen weiteren Schritt gewagt und dein Geschäft ‚Arteemis‘ in Lana eröffnet. Die Erfüllung eines Traums?
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Den Körper als Leinwand

Unsere Frau des Monats September: Sarah Bertagnolli

Schon als Mädchen wusste sie – irgendwann möchte sie voll tätowiert sein. Sarah Bertagnolli spricht über die Kunst der Ganzkörpertätowierung, was sie damit ausdrücken möchte und wie sie diese mit ihrem Beruf vereinbart.

Wann hast du deine Leidenschaft für Tattoos entwickelt?

Diese Leidenschaft habe ich schon sehr früh entwickelt. Ich habe mir mein erstes Tattoo mit 12 Jahren stechen lassen und wusste schon damals, dass ich irgendwann voll tätowiert sein möchte.

Was war dein erstes Tattoo?
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La ricerca della bellezza

La nostra donna del mese di settembre: Anna Quinz

„Non sto salvando il mondo in fondo, sto solo cercando di fare delle cose belle, per me e per gli altri.” Nell’intervista Anna Quinz ci racconta della fondazione di franzmagazine, da dove nascono le sue idee e delle sfide affrontate strada facendo.

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Von einer Bäuerin, die brennt

Unsere Frau des Monats August: Christine Schönweger

„Was man mit Freude tut, wird auch gelingen.“ Die Leidenschaft von Christine Schönweger ist unübersehbar. Wie die ausgebildete Modestilistin zu einer umtriebigen Bäuerin und zur einzigen Schnapsbrennerin in Südtirol wurde, erzählt sie uns im Interview.

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“Per me il successo è essere felici”

La nostra donna del mese di luglio: Arianna Tricomi

Arianna Tricomi è la freeride, originaria dell’Alta Badia che attualmente ha causato un certo scompiglio tra l’élite della sua disciplina sportiva – come prima italiana che ha vinto il Freeride World Tour. Ciò che fa, suscita in noi contemporaneamente pelle d’oca, piedi freddi ed entusiasmo. Nell’intervista Arianna ci racconta come è arrivata allo sci fuori pista e cosa le piace di questa disciplina sportiva.

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