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Frauenmuseum | Museo delle donne

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Questo mese Nadia Mazzardis ci presenta il libro „Bastava chiedere. 10 storie di femminismo quotidiano.“ scritto da Emma.  Emma è una blogger, fumettista e ingegnera informatica francese. Comincia distribuendo volantini femministi all’entrata delle metro di Parigi prima di andare a lavoro. Nel 2016 decide di aprire un blog. Appena pubblicata online, la storia Bastava chiedere! esplode sul web con migliaia di condivisioni. Oggi le sue storie sono dei bestseller da 100.000 copie e sono tradotte in molte lingue. In Italia Laterza ha pubblicato nel 2020 Bastava chiedere! Dieci storie di femminismo quotidiano, con la prefazione di Michela Murgia.

Il libro mi ha molto incuriosito fin dal titolo. Bastava chiedere! Quante volte ce lo siamo sentite dire dai nostri compagni di vita e dai padri dei nostri figli e/o figlie? Molto spesso, troppo.

Nel momento in cui uno dei due nella coppia (solitamente l’uomo) pensa che l’altra persona (solitamente la donna) non solo si debba occupare della cura dei deboli della famiglia, dell’organizzazione e dell’esecuzione del lavoro domestico e poi debba pure “chiedere” di fare qualcosa al partner, tutto questo si trasforma in totale deresponsabilizzazione dell’uomo e piena sovra-responsabilizzazione della donna, travestita da finta collaborazione del primo e da senso di colpa per la seconda. Se tu me lo chiedi io sono gentile e lo faccio, ma se tu non me lo chiedi come posso saperlo?

Il libro è divertente, di facile lettura perché sotto forma di fumetto, accende un faro sulla condizione di perenne ospite in casa, di quei compagni di vita e padri, che “aiutano” in casa, oppure “collaborano” mentre un padre o un compagno non dovrebbe limitarsi a col-laborare, deve lavorare all’educazione dei figli, alla cura della casa, attività che non sono appannaggio esclusivo della donna e/o madre dei propri figli.
A maggior ragione se vogliamo guardare la famiglia come se fosse una piccola azienda, chi in un’azienda darebbe al manager (sì al maschile, perché sono ancora tanti, troppi uomini) anche il compito di svolgere operativamente le attività che deve organizzare? Nessuno.
Ma in famiglia ancora oggi questo accade, a noi donne  si chiede, anche senza chiederlo, perché lo facciamo per responsabilità assegnataci silenziosamente dalla cultura patriarcale in cui siamo immerse anche noi, di occuparci di organizzare pasti dei bambini e degli adulti, la spesa, la baby sitter, la badante, lo sport e le attività extra scolastiche, i compiti, gli accompagnamenti dagli amichetti, i lavori domestici e dopo averle organizzate in termini di time-management, ci si aspetta che queste cose le facciamo pure.

Un altro fascio di luce sulla malinconia blu, dopo il parto, che Emma ci spiega bene, non è una questione organica o fisiologica, no, è che alle donne dopo il parto cambia la vita drasticamente, si decuplicano le attività richieste e poi se sbrocca, è molto più comodo parlare di depressione post partum, che di sovraccarico mentale.

Il carico mentale è uno dei concetti interessantissimi sviscerati da questo libro, insieme al calo della libido post partum, punto in cui ho riso tantissimo. Ad un certo punto l’autrice si interroga e dichiara, ma se il nostro compagno si comporta come un figlio, che dobbiamo accudire e di cui dobbiamo avere cura, come può alzarsi la libido nei confronti di un figlio?

Con grande leggerezza il libro focalizza tutti gli aspetti più crudi e veri della vita delle donne, prima e dopo la maternità e non solo, perché prendersi cura degli altri costa tempo ed energia che potremmo dedicare ai nostri progetti personali.

Imperdibile la prefazione di Michela Murgia, che fissa il punto tra quello che veniva chiamato matriarcato, nelle economie rurali, ma che in realtà era matricentrismo e non descriveva il comando occulto delle donne, ma la responsabilità palese che esse erano costrette ad assumere per reggere un sistema di potere che era e rimaneva profondamente patriarcale, dove se un lui fosse morto prima, lei sarebbe rimasta vedova, ma se a morire per prima fosse stata lei, lui sarebbe rimasto orfano, un eterno bambino che aveva attraversato la vita come un parco giochi, che qualcun altro ogni sera aveva rimesso silenziosamente in ordine per lui, perché non dovesse preoccuparsi di altro, che ricominciare da dove aveva interrotto.

 Nadia Mazzardis

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